L'integrazione studia, in generale, problemi di vario genere, da come • calcolare
l'area di una figura a contorno non poligonale,
a come
• risalire al
grafico di una funzione
che rappresenta la posizione di un oggetto a partire da quello della sua velocità
a come • calcolare la probabiltà che una certa variabile casuale continua, di cui sia nota la distribuzione,
possa assumere valori compresi tra due numeri fissati, a come
• determinare il lavoro di una forza di cui sia noto come varia l'intensità al variare del punto di applicazione.
Prima di considerare più a fondo il primo problema vengono discussi gli altri tre, per arrivare poi a
una
generalizzazione
teorema
approfondimenti
Quanto presentato qui è sufficiente per avere un quadro esauriente del concetto di "integrazione". Altri aspetti e questioni riferite ad alcuni particolari insiemi di funzioni sono discusse
nella voce
ancora sull'integrazione.
Alcune tecniche particolari saranno approfondite in
calcolo di integrali.
Chi abbia già conoscenza dei concetti può saltare i "tre problemi introduttivi" e andare direttamente a
generalizzazione
Primo problema
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Dal grafico della velocità (in m/s) v in funzione del tempo (in s) t come posso risalire al grafico
della strada percorsa (in m) s in funzione di Intuisco che il grafico di s raffigurato a sinistra, sotto a quello di v, sia corretto; v non è altro che la derivata s' di s e il grafico di v (quello sopra) sembra rappresentare come varia la pendenza lungo il grafico di s (quello sotto): inizialmente questo ha pendenza costante (30/3 = 10), poi sale con la concavità verso l'alto, ossia con pendenza via via crescente, fino a t=5, in cui la pendenza inizia a diminuire, fino ad arrivare a t=10, in cui la pendenza diventa nulla. Si intuisce pure che il grafico di s in funzione di t rappresenta anche come varia l'area A delimitata dal grafico di v (ovvero di s'): ![]() | ||||||||
Ho verificato che l'istogramma della distribuzione statistica U tra 0 e 3 di una variabile casuale è
approssimabile col grafico della funzione C'è un modo per calcolare l'area a partire dal termine (x/3-1)² ? |
![]() |
Abbiamo visto (
proporzionalità inversa)
che il lavoro di una forza costante è dato dal prodotto
di questa per lo spostamento che ha generato nella sua stessa direzione,
come richiamato nel caso illustrato sotto a sinistra.
Che dire nel caso che
la forza cambi intensità, come nel caso ilustrato a destra, in cui
la forza da esercitare per allungare la molla man mano aumenta, o in altre situazioni in cui la forza da esercitare F(s)
cambia man mano che ci si sposta di s dalla posizione iniziale?
![]() L = F · s |
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cm ? |
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Suppomiamo di dover calcolare il lavoro per produrre lo spostamento h nel caso in cui la forza da vincere vari come nel caso illustrato nella figura qui a destra. Potrei spezzare lo spostamento h in tanti piccoli spostamenti lunghi k e in ciascuno fare il prodotto tra la forza all'inizio di esso e k. La somma di questi prodotti, rappresentata nella figura dalla somma dei rettangolini, mi consente di approssimare il lavoro complessivo. Il valore esatto del lavoro è rappresentato dall'area che sta sotto al grafico tra 0 e h. Come calcolare esattamente questa area? | ![]() |
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Abbiamo già visto alla voce
nx = 4 14, 6, 4, 10 ny = 4 8, 13, 3, 8 area = 35 perim = 31.44226983514883 xcenter = 7.619047619047619 ycenter = 8.476190476190476 | ![]() |
![]() |
In modo del tutto simile possiamo calcolare l'area che sta tra il grafico di una funzione F e l'asse delle
x, per x che varia tra a e b, approssimando questa con l'area del poligono P1P2
P6 ottenuto
suddividendo [a,b] in 3 parti uguali, chiamando P1, P2, P3 e P4, in verso antiorario, i punti
corrispondenti del grafico e chiamando P5 e P6 i punti dell'asse x di ascissa a e b, e, in generale,
considerando N parti invece di 3. Vediamo come potremmo ritrovare l'area del semicerchio che sta sotto al grafico di G: x → √(1-x²). Aumentando il numero delle parti ci avvicineremmo sempre più a π/2 = 1.570796… |

Abbiamo visto
( continuità)
che se una funzione è continua in un intervallo
[a,b] all'infittire degli input gli output sono man mano più fitti, cioè al tendere a 0 della distanza tra due
qualunque input anche la distanza tra i loro output tende a 0. Nel caso della funzione F raffigurata sopra abbiamo che la striscia al cui interno sta il grafico di F, e che contiene la poligonale che
approssima il grafico, ha spessore che all'aumentare di N tende a 0. Quindi l'area del poligono,
all'aumentare di N si stabilizza su un numero reale, che assumiamo come valore dell'area sottesa al grafico
di F. |
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![]() | Invece che congiungere i vertici ottenendo una poligonale avrei potuto prendere rettangolini aventi per altezza il valore della funzione nel centro di essi, come nella figura qui a fianco, relativa alla stessa funzione G considerata sopra: abbiamo una sequenza di istogrammi la cui area è una successione di valori che anche in questo caso tende a π/2. | ![]() |
| Lo script "integrali" automatizza il procedimento della ricerca dell'area delimitata da una funzione polinomiale o una potenza di essa attraverso l'approssimazione del suo grafico con un istogramma man mano
più fitto. Il nome "integrali" dello script richiama il fatto che il calcolo dell'area tra un grafico e l'asse x si chiama
integrazione. Su questo ritorneremo tra poco. Vediamo come con questo script possiamo calcolare l'area tra la parabola y = 1-x² (raffigurata a destra) e l'asse x. Sappiamo che l'area deve essere di poco maggiore di quella del triangolo avente la stessa base e altezza 1, ossia deve essere un po' più grande di 1. Ecco alcune uscite: |
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2 n = 1 1.5 n = 2 1.375 n = 4 1.3333333399999985 n = 1e4 1.333333333750011 n = 4e4 1.3333333333593749 n = 16e4 1.3333333333349628 n = 64e4 | ![]() |
Si intuisce facilmente che l'area deve essere uguale a 1+1/3, ossia 3/3+1/3 = 4/3.
Rivediamo il caso del semicerchio:
1.5707968138960287 n = 1e4 1.5707963876831614 n = 4e4 1.5707963344059523 n = 16e4 1.5707963277462433 n = 64e4 1.570796326913793 n = 256e4 | ![]() |
Fermandomi qui posso prendere l'approssimazione 1.570796327 (e so che π/2 = 1.570796326794896 ).
| Consideriamo anche il "secondo problema" iniziale. Se nello script metto 0.333333333333333 in q, -1 in u e 2 in e per n=400000 ottengo 0.2927407407407058 (che posso interpretare come 0.2927407407407... = 988/3375), in accordo con la stima fattibile osservando il grafico e usando la formula per l'area del trapezio. | ![]() |
Se provo con la funzione H: x → x tra -2 e 2 che cosa ottengo?


Con n = 2, 4, 8, 16, 32, ... ottengo sempre 0 (con n = 1000 otterrei 7.638...·10-17 a causa degli arrotondamenti). Come mai? L'integrazione calcola le aree orientate: positive se stanno sopra all'asse x, negative se stanno sotto ad esso, e le "aree" a destra e a sinistra dell'asse y sono uguali in valore assoluto ma hanno segni opposti.
Analogamente vale 0 l'area orientata tra -π e π di K: x → sin(x), di cui sopra a destra è tracciato il grafico.
Dato un intervallo finito [a,b] e una funzione F che sia continua in [a,b], o che sia ivi limitata e continua in un insieme finito di intervalli la cui unione sia [a,b], l'area orientata tra grafico di F ed asse x viene chiamata integrale di F tra a e b
e indicata
Se la funzione F è descritta esplicitamente si usa una notazione in cui compare un nome per la variabile.
Ad esempio nel caso precedente posso scrivere
Nel caso di "sin" posso usare sia
Il simbolo ∫ ha la forma di una "S" allungata. Infatti ricorda che l'area che sta sotto alla curva può essere approssimata sommando opportuni rettangoli o trapezi.
La figura seguente illustra due proprietà degli integrali, simili a proprietà che abbiamo visto per le derivate, che useremo spesso (k è un numero reale):
∫ [a,b] (F+G) = ∫ [a,b] F + ∫ [a,b] G ∫ [a,b] (k F) = k ∫ [a,b] F

Formula fondamentale del calcolo integrale
Costruire approssimazioni successive, man mano più precise, è un operazione comoda per calcolare singoli integrali, se si dispone di un mezzo di calcolo. Vedremo in questo paragrafo che in molte situazioni (ma non in tutte) si può ricorrere ad un metodo più semplice, che ci
consente di valutare gli integrali utilizzando opportune formule. Nel paragrafo "approfondimenti" faremo qualche considerazione storica
sull'origine di questo metodo.
Illustriamo il metodo con un esempio. Consideriamo la funzione x → m·x. Sotto a sinistra ne è rappresentato il grafico. Vediamo
come determinare l'area della figura illustrata sotto a destra, ossia

L'area tra grafico ed asse orizzontale che va dall'ascissa 0 all'ascissa x è quella di un triangolo con base x ed altezza m·x, cioè
1/2·m·x². Quella che va dall'ascissa a all'ascissa b è, evidentemente, la differenza tra l'area del triangolo BOK e quella del triangolo
AOH:
Ma Dx(1/2·m·x²) = m·x, ovvero 1/2·m·x² è un'antiderivata (rispetto ad x) di m·x.
In definitiva
derivata e differenziale).
La cosa potrebbe essere dimostrata in generale:
sia f continua in [a, b]; se G' = f allora ∫[a,b] f = G(b) - G(a)
Questa proprietà viene chiamata formula fondamentale del calcolo integrale.
Proviamo ad usare questo metodo per calcolare l'integrale tra -1 ed 1 di x → 1-x², che abbiamo visto valere 4/3. Un'antiderivata di questa funzione è G: x → x-x³/3 (la derivata, rispetto ad x, di x è 1 e di x³/3 è 3·x²/3 = x²); G(1)-G(-1) = 1-1/3 - (-1+1/3) = 2-2/3 = 1+1/3 = 4/3. OK!
A causa del legame tra derivazione e integrazione (espresso dal teorema fondamentale) si è presto diffuso l'uso di
∫ f(x) dx per indicare un generico termine
È un uso che sopravvive per motivi storici, ma che è abbastanza ambiguo, e usato in modi differenti.
Per chi lo affronta per la prima volta è bene, dunque, fare alcune osservazioni:
• nel caso dell'integrale definito la variabile "integrata" è
• qualcuno usa l'integrale indefinito per indicare un insieme di termini:
• noi useremo quest'ultima convenzione, ogni tanto esplicitando, e ogni tanto no,
la possibilità di aggiungere una costante, ossia qualche volta scriveremo

Le prime due colonne della tabella seguente, e i primi quattro elementi delle terza, riassumono alcune derivate e alcuni integrali d'uso comune, che è bene pian piano incominciare a memorizzare. Gli elementi successivi delle terza colonna possono essere consultati all'occorrenza; è, comunque, un buon esercizio verificare che le derivate di essi sono gli elementi della prima.
Con WolframAlpha possiamo usare anche i comandi compute integral e compute derivative.
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Si noti che come integrale di 1/x si sono messe due espressioni: Considerazione analoghe valgono per altre funzioni: nella tabella è descritto il caso di Esercizio. Trovare ∫ (ex + x−2 + x + 3) dx. Cerco f tale che df / dx = ex + x−2 + x + 3. |
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Basta che f sia la somma delle funzioni che in x hanno come derivate
ex, x−2, x e 3. dex / dx = ex, d − x−1 / dx = x−2, d (x2/2) / dx = x, d 3x / dx = 3 dx / dx = 3·1 = 3. Quindi va bene f(x) = ex − x−1 + x2/2 + 3x e, più in generale, f(x) = ex − x−1 + x2/2 + 3x + c al variare di c in IR. |
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