Prospettiva 2
https://macosaweb.it/macosa/anim[e]5.htmAlla voce
prospettiva 1
abbiamo visto come rappresentare una scena come quella a fianco (una casetta vicina a una linea ferroviaria):
i lati di base della casa e del tetto, lo spigolo superiore del tetto
e i binari hanno punti di fuga sull'orizzonte.
Lo spigolo superiore del tetto sta sull'orizzonte; ciò significa che l'occhio sta
alla stessa altezza del tetto.A, E e D sono punti di fuga di rette che stanno sul piano di una delle facce del tetto; sono allineati, ma non sull'orizzonte in quanto non si tratta di un piano parallelo al piano orizzontale. Abbiamo anche visto alcuni aspetti della storia dell'arte legati a questo tema (alcuni di essi sono approfonditi in uno specifico
ipertesto). | ![]() |
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A sinistra è richiamata una finestra in cui puoi osservare la casetta considerata nella figura precedente da diversi punti di vista (vedi qui). |
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| Nella stessa voce abbiamo, poi, preannunciato che ci saremmo occupati di alcuni problemi più specifici, come quello illustrato dalla figura a lato (vedi qui), che riprendiamo: | ||||
| «Guardo una figura tracciata sul terreno
da una distanza di circa 20 m e da un'altezza iniziale di 2 m.
Vicino alla figura è collocato un sistema di "assi" di riferimento,
con assi finiti (lunghi 10 m ciascuno). La figura sembra un arco di ellisse.
Ma man mano che mi alzo (l'altezza passa da 2 m a 60 m) la figura mi appare come una parabola.
È possibile che una parabola venga vista come un'ellisse?» Affrontiamo, dunque, questo problema. | ||||
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Sopra abbiamo visto come una parabola, vista dal basso, possa apparire un'ellisse. La figura a lato illustra come mezza iperbole, collocata nel piano xy ed avente gli assi x ed y come asintoti (anche in questo caso raffigurati parzialmente), man mano che il mio sguardo si dirige più orizzontalmente tende ad assumere forma ellittica, fino a che (figura D), quando lo sguardo è diretto parallelamente alla sua bisettrice, si presenta al mio sguardo proprio come una semiellisse (e gli assi x ed y mi appaiono come rette tra loro parallele). | |
A destra è illustrata la direzione dello sguardo nella situazione D. Come è possibile ciò? Proviamo a dare una risposta. |
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Se
clicchi qui
accedi ad una visione animata di quel che accade tagliando un cono circolare retto
(avente come asse di simmetria l'asse z)
con un piano con inclinazione rispetto al piano z = 0 maggiore, minore od uguale a quella
delle generatrici del cono (dicesi generatrice una retta che passa per il vertice del cono
e sta sulla sua superficie, la cui rotazione attorno all'asse del cono genera il cono stesso).
Puoi studiare meglio il fenomeno azionando questa animazione.
Sotto, a sinistra, una sintesi della animazione: se taglio il cono con un piano, non
passante per il suo vertice, inclinato come una generatrice ottengo una parabola; se il piano è
inclinato di più o di meno ottengo un'iperbole o un'ellisse.
Se guardo queste intersezioni dal vertice del cono, dirigendo lo sguardo come l'asse di rotazione,
le vedo tutte circolari o, meglio,
come un cerchio (l'ellisse) o un cerchio bucato (la parabola) o un arco di cerchio (l'iperbole); vedi figure sotto a destra.
Questa semplice spiegazione risolve le apparenti contraddizioni generate dalle immagini precedenti.

Il fatto che ellissi, iperboli e parabole
(
figure 2)
possono essere ottenute dalla intersezione
di un cono con un piano è all'origine del fatto che tali curve vengono chiamate,
complessivamente, coniche.
Quanto ora detto permette di concludere anche che
(
proiezioni tra superfici)
le coniche sono ottenibili l'una dall'altra mediante una proiezione centrale, e che quindi sono
indistinguibili dal punto di vista delle proprietà proiettive.
Le coniche possono essere tutte ottenute, nel piano xy, come grafico di una equazione polinomiale di
2° grado, ossia di un'equazione in x ed y del tipo
Un'equazione di questo genere ha alcuni casi "degeneri": casi in cui non ha "punti"
Si può dimostrare che la classificazione in queste tre categorie dipende solo
dai valori di a, b e c. Vediamo la casistica:
• se b2−4ac = 0
(ad es. (x−2y)2+3y−4=0) è una parabola,
• se b2−4ac > 0
(ad es. (x−y)(x+2y)+3y−4=0) è una iperbole,
• se b2−4ac < 0
(ad es. 0.5x2+y2+3y−4=0) è una ellisse.
Ecco i grafici dei tre esempi fatti sopra:
I grafici sono stati fatti con WolframAlpha (dove, nelle pagine assieme ai grafici, trovi anche altre informazioni sulle tre coniche). Qui puoi trovare qualche approfondimento sulle coniche. [vedi anche questo esercizio, e la soluzione]
Facciamo qualche cenno a come, mediante le matrici, è possibile unificare lo studio
della trasformazioni affini e proiettive.
Abbiamo visto che, se il numero complesso z0 ha la forma polare numeri matrici). |
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Anche le funzioni scala e le simmetrie
trasformazioni |
La matrice a destra rappresenta invece la simmetria "obliqua"
rispetto all'asse x e parallela alla retta y = hx (ombra proiettata da
raggi diretti come y = hx): proiezioni |
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Invece la matrice qui a sinistra rappresenta un
inclinamento di α nella direzione dell'asse x
( calcolatore 5).
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Per comporre trasformazioni di questo genere si possono moltiplicare le
rispettive matrici (infatti il prodotto tra matrici è associativo). Quindi
se voglio sottoporre una figura a una sequenza di trasformazioni basta che
calcoli una volta per tutte la matrice prodotto e la moltiplichi via via per
i vettori colonna che rappresentano i punti della figura.
Componendo trasformazioni di questi tipi (ne basterebbero solo alcuni, in
quanto altri sarebbero ottenibili per composizione dagli altri), ovvero
moltiplicando matrici di questi tipi, si ottengono tutte le possibili
trasformazioni rappresentabili in uno dei due modi seguenti, dove
la matrice 2×2 è ad elementi in R e non ha righe (ovvero colonne) tra
loro proporzionali.
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Se aggiungiamo la possibilità di comporre traslazioni abbiamo, al variare di a, b, c, d, h e k
in R con (a,b) non proporzionale a (c,d), e, quindi, con (a,c) non proporzionale a (b,d)
abbiamo tutte le affinità proiezioni |
Per estendere i vantaggi della rappresentazione matriciale alle traslazioni si possono introdurre le coordinate omogenee. Se rappresento (x,y) come terna (x,y,1) posso rappresentare le traslazioni nel modo indicato sotto a sinistra, le affinità che mandano l'origine in sé stessa nel modo indicato sotto al centro; facendo il prodotto di due matrici che rappresentano queste trasformazioni nel modo indicato sotto a destra ottengo la rappresentazione matriciale di una generica affinità:
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Dunque
((a11 x + a12 y + a13) /
(a31 x + a32 y + a33),
(a21 x + a22 y + a23) /
(a31 x + a32 y + a33))
è il trasformato, mediante la matrice, di
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Ad esempio il cerchio
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![]() plot x^2+y^2=1, x^2 + y^2 - 2xy + 4x + 4 = 0, x-y+1=0, x*y=0, x=-5..2, y=-5..2 |
I punti (0, −1) e (−1, 0) del cerchio (quelli in cui si annulla x+y+1) non vengono trasformati in un punto della parabola: questa matrice trasforma il cerchio in una parabola, e quindi devono esservi dei punti del cerchio avvicinandosi ai quali i loro trasformati tendono ad avere coordinate infinite.
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Sotto è rappresentata la trasformazione dello stesso cerchio
mediante la matrice rappresentata a destra; l'equazione diventa
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Per "sistemare le cose" le inclinazioni delle rette vengono chiamati punti impropri (o all'infinito). In questo modo tutte le trasformazioni rappresentabili in questo modo mediante matrici trasformano punti in punti, e si può effettuare uno studio opportunamente unificato di esse. Si intuiscono i collegamenti del concetto di punto improprio con quello di punto di fuga. Ma qui ci fermiamo, rinviando ad eventuali successivi studi l'approfondimento di questi argomenti. Facciamo, solo, ancora un cenno ad alcune terminologie.
La illustrazione a lato richiama un altro tipo di rappresentazione,
studiato a scuola nelle materie grafiche: le assonometrie.
Una assonometria non è altro che una proiezione parallela
proiezioni Sotto, il piano z = 4 è rappresentato sia in prospettiva centrale (a sinistra) che con una assonometria. A destra è descritta la trasformazione da R3 in R2 che corrisponde a questo tipo particolare di assonometrie (man mano che avanzo di 1 nella direzione x, nella immagine bidimensionale retrocedo di h nella direzione y e di k nella direzione z). Una assonometria in cui, come in questa, il piano su cui avviene la proiezione (u,v) è parallelo ad uno dei piani del sistema di riferimento (y,z) viene detta assonometria cavaliera. | ![]() |

Le proiezioni parallele sono casi limite delle proiezioni centrali, come si
vede nell'illustrazione seguente, in cui man mano l'occhio O viene allontanato
sempre più dal punto mirato M. Anche questo lo avevamo
già osservato alla voce
proiezioni

Esercizi: uno e
soluz.,
due e
soluz.,
tre e
soluz.,
quattro e
soluz.