Storia. Il ricorso ai numeri negativi è molto antico, e si è inizialmente legato al calcolo economico, per distinguere i debiti dai crediti. Ve ne sono tracce in testi babilonesi del 2000 a.C.. In testi successivi (2 o 3 secoli a.C.) vi sono tracce del loro impiego da parte dei babilonesi anche per indicare tempi e misure astronomiche e tracce di regole per svolgere calcoli che coinvolgono numeri negativi. Risalgono allo stesso periodo testimonianze di usi analoghi presso i cinesi e gli indiani. Inizialmente i numeri negativi non erano indicati facendo precedere i numeri naturali dal segno "−". In Europa solo nel medioevo, verso il 1200, venne importato (da Fibonacci) dall'Africa Settentrionale l'uso dei numeri negativi. Il primo trattamento sistematico delle equazioni che coinvolgono numeri negativi è dovuto a Bompelli, verso il 1550, che introdusse per il segno di "negazione" un'abbreviazione di "minus"; qualche decennio dopo al posto di questo segno si diffuse l'uso dello stesso simbolo impiegato per la "sottrazione" (si trovano comunque tracce di questo impiego già prima del 1500). Nei paesi anglosassoni, nella scuola di base, in genere (come nelle calcolatrici) vengono usati due simboli diversi per indicare la sottrazione e la negazione: al posto di −2−3+1 si scrive ¯2−3+1.