Trova la derivata rispetto a x di x·ex.  Determina quindi, aiutandoti col precedente risultato,  ∫ x·ex dx.  Trova, infine,  0 x·e− x dx.

Dx(x·ex) = ex + x·ex.
Quindi  Dx(x·ex − ex) = ex + x·ex − ex = x·ex.
Dunque  ∫x·ex dx = x·ex − ex + c, al variare di c tra i numeri reali.
Allora  0 x·e− x dx = − 0−∞ (−u)·eu du = [ho cambiato −x con u e, quindi, ho cambiato anche gli estremi di integrazione e ho cambiato segno all'integrale] = 0−∞ u·eu du[u·eu − eu] u=−∞[u·eu − eu] u=0 0 − 0 − 0 − (−1)  =  1.
    Quindi  x → x·e− x   (di cui sotto a sinistra è tracciato, parzialmente, il grafico tra 0 e ∞:  in questo intervallo la funzione è positiva, tranne che in 0, dove è nulla;  ha per derivata  x → e− x(1 − x)  che è positiva in [0,1), negativa in (1,∞) e nulla in 1;  e tende a 0 al tendere dell'input a ∞)   è una candidata ad essere una funzione di densità tra 0 e ∞.

Tuttavia, poichè anche  0 e− x dx = 1,  pure  x → e− x  (di cui sopra a destra è tracciato, parzialmente, il grafico)   è una funzione densità tra 0 e ∞, come lo è più in generale, per ogni k positivox → k e− k x, di cui, infatti, l'integrale tra 0 e ∞ è 1  ( k e− k x dx = −e− k x + c, e per x tendente a ∞, essendo k>0, tende a c, mentre per x che tende a 0 tende a c−1: la differenza è 1).