Nota 1. A volte qualcuno dice che il valore assoluto di un numero è il numero stesso privato del segno.
Si tratta di un errore che, a sua volta, è fonte di altri errori.
Il valore assoluto di 3 è il suo opposto, ossia 3, ma il valore assoluto di 3 è 3 stesso, da cui non ho tolto nulla:
è un numero positivo, non un numero "senza segno".
Più in generale, il valore assoluto di x è l'opposto di x se x è negativo, è x stesso altrimenti.
Pensare in termini di "togliere il segno" induce l'errore di pensare che il valore assoluto di N sia N;
ciò è vero se N è positivo, ma se è N è negativo il suo valore assoluto è N:
se N è 3, N è (3), che equivale a 3, e ha valore assoluto 3, non N, ossia 3.
Per inciso, non ha alcun senso scrivere +3 per indicare il numero positivo 3,
quel "+" è un ingombro inutile, che spesso è fonte di confusioni.
Può aver senso impiegarlo, volendo, in alcune occasioni per indicare delle variazioni:
nel caso di un fenomeno che fluttui nel tempo si può dire: "ieri la variazione è stata 1.2, oggi +0.4",
in quanto mette in luce che al dato dell'altroieri è stata applicata la funzione "1.2":
x → x 1.2, a quello di ieri la funzione "+0.5": x → x + 0.5.
Anche il software, in alcuni casi, per esigenze tipografiche, mette il "+": in R, ad es., se introduco 7 miliardi in notazione esponenziale, come 7e9 (7 per 10 alla 9),
il numero viene poi visualizzato come 7e+9, in modo da mantenere lo stesso spazio occupato dal caso
di esponenti negativi, come 7 milardesimi: 7e-9.
Analogamente, non ha alcun senso parlare di numeri assoluti (numeri interi assoluti, numeri razionali assoluti,
)
come entità distinte sia dai numeri positivi che da quelli negativi (3 sarebbe un numero assoluto, diverso da +3 e 3):
i numeri (interi, razionali e reali) diversi da 0 sono positivi o negativi; non ci sono altri numeri!
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