Galilèi, Galilèo  (Pisa 1564-Arcetri 1642)  Astronomo, filosofo, fisico, matematico: può essere considerato il fondatore della fisica in senso moderno, in virtù dell'adozione del metodo di lavoro osservativo-sperimentale-deduttivo che lo contraddistinse. Nacque nel 1564 a Pisa da Vincenzo Galilei mercante, maestro di canto, teorico della musica e da Giulia Ammannati. L'anno in cui egli nacque fu quello successivo alla chiusura del Concilio di Trento e la censura ecclesiastica impediva ogni libertà di idee, creando un'atmosfera di sospetto e chiusura, vietando o condannando i testi più alti e significativi della cultura italiana. Nel 1574 la famiglia Galilei si trasferì a Firenze. Il 5 settembre del 1581 venne iscritto allo Studio di Pisa fra gli scolari artisti per seguire le lezioni di medicina. Tre anni più tardi (1584) in estate iniziò gli studi di matematica sotto la guida di un allievo di Niccolò Tartaglia, Ostilio Ricci da Fermo. L'anno successivo abbandonò lo Studio di Pisa senza conseguire alcun titolo; scrisse i Theoremata circa centrum gravitatis solidorum prima opera frutto degli studi su Archimede. A distanza di un anno pubblicò la Bilancetta. Nel 1588 conobbe Guidobaldo del Monte e tenne due lezioni all'accademia fiorentina sul tema: Circa la figura, sito e grandezza dell'Inferno di Dante. Grazie all'aiuto di Guidobaldo del Monte, che lo appoggiò presso il Granduca Ferdinando, nel 1589 ottenne la cattedra di matematica a Pisa con lo stipendio di 60 scudi. Appartengono a questo periodo: Le considerazioni sul Tasso, il capitolo in terza rima Contro il portar la toga e i manoscritti De motu. Nell'estate del 1591 morì il padre Vincenzo ed egli dovette assumersi la responsabilità di tutta la numerosa famiglia. Il 26 settembre del 1592 ottenne la cattedra di matematica presso lo Studio di Padova dove rimarrà per diciotto anni. Dall'unione con la veneziana Marina Gamba nel 1600 nacque la figlia Virginia (futura suor Maria Celeste); l'anno successivo nacque Livia. Durante questi anni strinse nuove amicizie soprattutto a Venezia, in particolare conobbe Sarpi, Sagredo, Contarini. Nel 1606, anno in cui nacque il terzo figlio Vincenzo, pubblicò Le operazioni del compasso geometrico e militare.  
Galileo in questi anni si costruì un cannocchiale, strumento già noto negli ambienti dell'artigianato olandese, e iniziò con questo a osservare il cielo. Il cannocchiale fu da lui impiegato con mentalità scientifica e non come divertimento degli uomini di corte. Condusse numerose ricerche ed esperienze. Galileo vide che la superficie della luna non era per niente liscia e uniforme e neanche di sfericità esattissima. Affermò che il paesaggio lunare era dunque un paesaggio terrestre e la terra aveva caratteristiche che non erano uniche nell'universo. Il cannocchiale mostrava un cielo popolato di astri innumerevoli, rivelava la natura della Via Lattea. Successivamente egli concluse che lo splendore della luna era dovuto alla riflessione della luce proveniente dalla terra, a sua volta illuminata dal sole. Più tardi notò una sostanziale differenza tra le stelle fisse e i pianeti; le prime erano dei punti luminosi circondati da raggi brillanti, i secondi apparivano come globi rotondi simili a piccole lune. Pubblicò a Venezia, il 12 marzo del 1610, il Sidereus Nuncius, frutto delle sue ricerche. Nelle pagine di questo libro descrisse un'altra fondamentale scoperta: aveva osservato; durante la notte, tre stelle accanto a Giove, due a oriente e una a occidente del pianeta. Nei giorni seguenti, durante successive osservazioni, notò che le stelle si muovevano attorno a quel pianeta. Notò anche la comparsa di una quarta stella e Galileo denominò questo complesso di lune o satelliti Stelle medicee in onore di Cosimo II dei Medici. Non mancarono però aspre polemiche e ostinate manifestazioni di incredulità provenienti dagli ambienti della cultura accademica legata all'aristotelismo. Il Cremonini, suo amico e collega a Padova, non credeva che avesse visto qualcosa e, dal suo punto di vista, quegli "Occhiali imbalordivano la testa". Nell'aprile del 1610 Galileo si recò a Bologna per cercare di convincere gli studiosi della autenticità delle sue scoperte e più tardi ottenne il riconoscimento autorevole di Keplero e l'adesione dei gesuiti romani. Le sue scoperte astronomiche fecero comprendere che l'universo non aveva le caratteristiche attribuitegli da Aristotele e Tolomeo. Nel settembre del 1611 Galileo si trasferì a Firenze e fece nuove scoperte riguardanti l'aspetto tricorporeo di Saturno, l'osservazione delle macchie solari, la scoperta delle fasi di Venere. Secondo Galileo "Venere mutava le figure nell'istesso modo che faceva la luna" e dimostrò la somiglianza tra Venere, la Luna, la Terra e affermò che la luce di Venere era riflessa. Nel 1611 si spostò a Roma entrando a far parte dei migliori circoli intellettuali e in particolare dell'Accademia dei Lincei. Il 2 novembre del 1612 il domenicano Niccolò Lorini, durante una predica tenuta nel convento fiorentino di San Matteo, accusò i copernicani di eresia. Galileo intuendo la gravità della situazione e per paura di perdere la fiducia della famiglia Medici pensò di intervenire in prima persona scrivendo un documento importante il 21 dicembre del 1613. In esso affrontò il problema dei rapporti tra la verità delle Sacre Scritture e la verità della scienza. Egli affermò che i dettati della Sacre Scritture erano di inviolabile verità, tuttavia chi poteva sbagliare erano gli interpreti: la scienza era pienamente autonoma e secondo lui in questo campo il testo sacro era impreparato. Alla fine di dicembre del 1615 a Roma scrisse, sotto forma di lettera al cardinale Alessandro Orsini il Discorso sopra il flusso e il reflusso del mare. Il 18 febbraio del 1616 i teologi del Sant'Uffizio esaminarono la teoria copernicana e il 26 febbraio il cardinale Bellarmino e papa Paolo V invitarono Galileo ad abbandonare tale dottrina. Dopo la sua sottomissione il 3 marzo uscì il decreto di condanna della teoria copernicana da parte della Sacra Congregazione dell'Indice. Galileo non era stato colpito personalmente e i suoi scritti non furono censurati; ma ciononostante egli chiese al Bellarmino una dichiarazione che testimoniasse che egli non aveva ricevuto penitenze o condanne di nessun tipo. Fu una parziale vittoria, ma il suo ritorno a Firenze fu lo stesso molto amaro. Nel 1620 iniziò la stesura del Saggiatore che fu pubblicato soltanto tre anni più tardi. Quest'opera nacque da un dibattito con padre Orazio Grassi del collegio romano sulla natura delle comete. In essa raccoglie un'altra sua tesi, in particolare la distinzione fra qualità oggettive e quelle soggettive dei corpi: la materia, o qualsiasi sostanza corporea, ha una propria figura, è in relazione con altre, è ferma o in movimento, tocca o non tocca un altro corpo. Parallelamente il colore, il sapore, il suono, l'odore sono condizioni che non accompagnano quel concetto. Galileo riteneva che la mancanza dei sensi non avrebbe permesso alla ragione e alla immaginazione la percezione di determinate proprietà. Il 6 agosto del 1623 venne eletto al soglio pontificio Maffeo Barberini con il nome di Urbano VIII. Quest'uomo aveva sempre ammirato e protetto lo scienziato durante il periodo difficile del 1616. Galileo, rincuorato dal Barberini, riprese la sua difficile battaglia iniziando la stesura del Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo tolemaico e copernicano. L'opera fu scritta in volgare e Galileo cercò di convincere il pubblico delle corti, dei nuovi ceti intellettuali, della borghesia e del clero; usando un tono di conversazione leggero, alternando pacati discorsi con critiche taglienti: voleva portare il lettore a comprendere la dimostrazione e a riconoscerne la prova. Con il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo tentò di dimostrare la verità della cosmologia di Copernico e Aristotele. Galileo fece coincidere il centro delle orbite con il sole e semplificò il sistema astronomico copernicano. Egli ebbe fiducia nel suo principio di meccanica secondo cui i corpi avevano la tendenza a continuare il loro movimento circolare. Eseguì una serie di ricerche e affrontò molti problemi: l'isocronismo delle oscillazioni pendolari, la caduta dei gravi, il moto dei proiettili, la resistenza dei solidi. Rifiutò la concezione della realtà materiale in quanto, secondo il suo punto di vista, costituiva un ostacolo all'applicazione della matematica. Nel gennaio del 1630 terminò la stesura del Dialogo sopra i due massimi sistemi; il 15 novembre dello stesso anno morì Keplero. L'opera di Galileo venne stampata nel febbraio del 1632 e venne sequestrata a luglio. Nel frattempo gli avversari di Galileo convinsero Urbano VIII che quanto scritto nel Dialogo sopra i due massimi sistemi indicasse una precisa volontà dell'autore di screditare il prestigio del papa nei confronti del pubblico colto. In ottobre ricevette l'ordine di presentarsi a Roma davanti al commissario generale del Sant'Uffizio. Il viaggio durò venticinque giorni in quanto, a causa della peste, dovette fare una lunga sosta a Ponte a Centina. Arrivato a Roma soggiornò a casa dell'ambasciatore Niccolini a Villa Medici. Galileo decise di presentarsi al Sant'Uffizio il 12 aprile del 1633. Fu accusato di aver estorto l'imprimatur in modo fraudolento, senza far presente a padre Riccardi, che lo aveva concesso, l'esistenza del precetto del 1616 che gli vietava di insegnare o difendere la dottrina del Copernico. Durante l'interrogatorio Galileo si riferì alla lettera ottenuta dal Bellarmino, dichiarando di non ricordare alcuna intimidazione o condanna, e concluse il suo discorso dicendo che la sua opera aveva lo scopo di mostrare che "le ragioni di esso Copernico sono invalide e non concludenti." Questa frase, forse dettata dalla paura, lo compromise e gli tolse ogni possibilità di difesa; sostenne anche di aver discusso solo un'ipotesi matematica conferendogli una realtà fisica. Nel memoriale preparato per la sua difesa, riaffermò fermamente che i termini presenti nel verbale del 1616 erano per lui novissimi e come inauditi. Dopo un nuovo interrogatorio fu emanata la sentenza di condanna e il 22 giugno Galileo pronunciò la sua abiura. Fu condannato pro forma al carcere e il 1° luglio del 1633 ottenne il permesso di trasferirsi da Villa Medici a Siena presso l'arcivescovo Antonio Piccolomini, suo fedele amico. In dicembre, sempre grazie al Niccolini, Galileo poté ritirarsi nella sua casa di Arcetri. Il 2 aprile del 1634 morì la figlia prediletta suor Maria Celeste e questo evento lo gettò nello sconforto. Nel 1637 accusò i primi problemi alla vista che lo porteranno poi alla completa cecità. Gli fu concesso il trasferimento a Firenze con il divieto di non uscire dalla città e fu necessario uno speciale decreto per ottenere il permesso di andare a messa in una chiesa vicina alla sua casa sulla costa di San Giorgio. A sua insaputa nel 1638 vennero pubblicati a Leida in Olanda i Discorsi intorno a due nuove scienze; opera alla cui stesura Galileo aveva dato il suo contributo durante il suo soggiorno a Siena. In compagnia di Viviani e del giovane Torricelli, Galileo ritrovò le sue antiche energie; continuò a scrivere lettere ai seguaci, ad affrontare problemi, a polemizzare con gli esponenti dell'aristotelismo. 
Il 15 novembre del 1641 il bibliotecario del principe Lorenzo lo trovò a letto gravemente malato, tanto da far temere per la sua vita. Nonostante il suo stato fisico conservò sempre la stessa lucidità mentale continuando a mantenere i suoi rapporti con i visitatori e gli allievi. Morì alle quattro di notte l'8 gennaio del 1642.   +